Viola De Carlo

Viola De Carlo

Mi chiamo Viola sono una dei soci fondatori di FIAB Tigullio Vivinbici. Dal 2015 vivo a Lund, una cittadina universitaria del sud della Svezia, ricca di piste ciclabili e in gran parte pianeggiante, quindi con ottimi presupposti per una mobilità ciclabile! Il mio amore per la bici nasce in adolescenza dove la bici rappresentava per me la possibilità di muovermi tra diverse cittadine del Tigullio in autonomia… poi pian piano è diventata un simbolo della mia volontà di andare contro corrente, di non adeguarmi alla massa… finché poi ho trovato la mia coscienza ambientalista ma anche il semplice piacere di pedalare, respirare e guardare il mondo dal mio sellino. Con questa rubrica vorrei darvi la possibilità di vedere come funzionano (o non funzionano) le cose qui, come spunto di riflessione o anche per semplice curiosità! La mia idea è quella di raccontarvi sia esperienze personali di ciclabilità e cicloturismo, sia di prendere ispirazione dagli articoli della rivista dell’associazione Cykelfrämjandet di cui ovviamente sono socia, che sarebbe poi il corrispettivo di FIAB qui in Svezia.

Questo non è il solito articolo sulla ciclabilità nei paesi nordici.
Questa volta voglio raccontare l’incontro con una persona che mi ha profondamente colpita.

Da quando mi sono trasferita in Svezia nel 2015 mi sono avvicinata al mondo del birdwatching grazie alla passione di Davide, il mio compagno. Qui, nel sud della Svezia, la fine dell’estate è un periodo particolarmente intenso: migliaia di uccelli attraversano il cielo durante la migrazione e attirano appassionati da tutto il paese.

È proprio in una luminosa giornata di fine estate che ho avuto il piacere di conoscere Niklas Holmström, conosciuto su Instagram come @bikebirdern. Ci trovavamo nella penisola di Falsterbo, meta imprescindibile per chi osserva la migrazione dei rapaci. Qualche giorno prima Davide aveva già fatto birdwatching con Niklas e, tornato a casa, mi aveva raccontato con entusiasmo del suo progetto, certo che avrebbe suscitato la mia curiosità e ammirazione.

All’inizio sono rimasta un po’ in disparte. Osservavo la sua bicicletta, ascoltavo le conversazioni con gli altri appassionati di birdwatching e non volevo intromettermi in un ambiente che sentivo non del tutto mio. Poi Davide ha insistito e mi ha presentata come appassionata ciclista. Niklas, che è una persona estremamente aperta e curiosa, mi ha accolta subito con naturalezza, e da quella conversazione è iniziata la scoperta del suo straordinario viaggio.

Una cosa curiosa è che sia io che Davide abbiamo subito trovato una certa somiglianza, sia nella fisionomia che nel modo di essere, tra Niklas e il nostro amico Marco Veirana, presidente di Fiab Tigullio!

My Green Big Year

Il suo progetto, My Green Big Year, è tanto semplice quanto radicale: girare la Svezia per un anno intero osservando il maggior numero possibile di specie di uccelli, utilizzando esclusivamente la propria forza fisica. Niente auto, niente trasporti motorizzati. Solo bicicletta, tenda e binocolo.

Niklas ha lasciato il lavoro per dedicarsi completamente a questo progetto. L’obiettivo era ambizioso: osservare 300 specie di uccelli in un anno. Ma il vero scopo non era il record, bensì il viaggio stesso, l’esperienza del paesaggio, gli incontri lungo la strada e il tempo vissuto all’aperto.

Niklas ha pedalato in lungo e in largo per la Svezia, per un totale di 17.611 km! Per comprendere davvero la portata di questo viaggio, basta una semplice immagine: la distanza tra Kiruna, nel nord della Svezia, e Lecce è di circa 4.396 chilometri. Niklas ha pedalato una distanza pari a circa quattro volte questo tragitto!


Niklas karta

I numeri impressionanti dell’avventura

  • 17.611 chilometri percorsi in bicicletta
  • 223 chilometri a piedi
  • 13 chilometri in barca a remi
  • 300 specie di uccelli osservate
  • 20 specie di mammiferi osservate
  • 22 regioni svedesi visitate su 25
  • 106 notti in tenda
  • 24 notti in piccoli rifugi (vindskydd)
  • 27 notti a cielo aperto
  • 4 forature
  • 18 zecche
  • 79 gelati

L’attrezzatura

In un viaggio di questa portata l’attrezzatura non è un dettaglio tecnico, ma parte integrante della filosofia del progetto. Tutto è stato scelto e ottimizzato per garantire autonomia, mobilità e libertà: portare solo l’essenziale, ridurre il peso al minimo e rendere possibile una vita in continuo movimento.

Il cuore dell’equipaggiamento è naturalmente la bicicletta. Niklas utilizza una bicicletta in alluminio particolarmente leggera, confortevole e adattata alle lunghe distanze, dotata di portapacchi e di una pratica borsa da viaggio da 27 litri con sistema di fissaggio rapido. La scelta di un mezzo affidabile e su misura non è solo una questione di comfort, ma una condizione necessaria per affrontare migliaia di chilometri in autonomia e mantenere il piacere della pedalata giorno dopo giorno.

Niklas utrustning

Poi è necessaria un’attrezzatura da campeggio leggera ed efficace, per le notti all’aperto e per la preparazione dei pasti. Tenda, sacco a pelo e fornello da campo consentono di sostare ovunque e rendono possibile un rapporto diretto con la natura, senza dipendere da strutture o itinerari prestabiliti. Niklas ha dedicato tempo e cura alla preparazione di numerose razioni di cibo prima della partenza. Utilizzando essiccatoio e frullatore ha ottenuto pasti leggeri, nutrienti e facilmente trasportabili, pronti per essere reidratati con acqua bollente. Parte delle provviste è stata inoltre spedita a diversi amici in varie zone della Svezia, creando una rete di punti di rifornimento lungo il percorso e riducendo il peso del carico durante le diverse tappe.

Niklas packning

Grande attenzione è dedicata anche all’attrezzatura ottica, indispensabile per l’osservazione degli uccelli, che comprende binocolo e cannocchiale leggeri e macchina fotografica, strumenti scelti per garantire qualità e trasportabilità.

Accanto all’equipaggiamento da campeggio e all’attrezzatura ottica, un ruolo importante è svolto dagli strumenti di orientamento e dai dispositivi elettronici. Pur affidandosi principalmente a carte topografiche, bussola e guide naturalistiche, Niklas utilizza anche strumenti digitali come il telefono cellulare e il GPS portatile, particolarmente utile quando attraversa aree senza sentieri o con visibilità ridotta.

Niklas kartor och böcker

Nel complesso, l’equipaggiamento riflette una precisa visione del viaggio: ridurre il superfluo e privilegiare la funzionalità per creare le condizioni per muoversi in piena autonomia in diversi tipi di terreno più o meno accessibili.

Ma l’attrezzatura è solo uno strumento: ciò che rende unica l’esperienza è il viaggio stesso.

Niklas cykel kikare

L’avventura

Fin dall’inizio Niklas ha affrontato il viaggio con umiltà: il percorso e le esperienze erano l’obiettivo principale, mentre gli uccelli determinavano l’itinerario. Con il passare del tempo, quello che inizialmente era un “Big Year” dedicato al birdwatching si è trasformato in qualcosa di simile a un road trip, in cui gli incontri con vecchi e nuovi amici, il contatto con la natura e la scoperta di nuovi luoghi hanno assunto un valore sempre maggiore.

Niklas Falsterbo

Naturalmente, non tutto è stato facile. Il viaggio ha comportato anche difficoltà fisiche e mentali: un’infiammazione alla spalla, dolori fisici, stanchezza estrema, tempeste di neve, giornate di vento contrario e pioggia incessante. Nonostante ciò, l’idea di rinunciare non è mai stata presa in considerazione, nemmeno nei momenti più difficili. Niklas racconta che paradossalmente la sfida più grande è stata proprio il ritorno a casa.

Dormire all’aria aperta è diventato uno degli aspetti più significativi dell’esperienza. L’aria pura, il suono del vento tra gli alberi e la sensazione di svegliarsi riposati hanno trasformato questa pratica in una vera e propria forma di dipendenza positiva. Le notti erano animate dai suoni e i colori della natura: il canto degli uccelli notturni, il chiaro di luna, l’aurora boreale e il silenzio profondo dei paesaggi nordici.

Niklas notti

Il viaggio non è stato solo fatica e natura, ma anche piccoli piaceri quotidiani. Niklas, figlio di un pasticcere, racconta di dare grande valore alla qualità del cibo: gelato artigianale, buon caffè, cioccolatini raffinati e pause in storiche pasticcerie hanno rappresentato momenti di gioia lungo il percorso. La filosofia è stata sempre quella di privilegiare la qualità rispetto alla quantità.

Niklas fika

Un altro elemento fondamentale dell’esperienza è stata la scelta di disconnettersi completamente dalle notizie e dal flusso costante dei media. Dal marzo 2025 Niklas non ha seguito alcuna informazione sul mondo esterno, se non sporadici aggiornamenti sui social per documentare il suo viaggio. Questa decisione ha portato una profonda sensazione di calma e chiarezza mentale. Secondo Niklas, molte delle persone incontrate in natura cercano la stessa cosa: pace, presenza nel momento e una pausa dalle preoccupazioni del mondo.

Tra gli episodi più particolari del viaggio c’è stata la traversata in barca a remi verso l’isola di Öland, con la bicicletta trasportata a bordo. Situata nel Mar Baltico lungo la costa sud-orientale della Svezia e separata dalla terraferma dallo stretto di Kalmar, Öland è una delle principali isole svedesi ed è nota per i suoi paesaggi aperti, le brughiere e la ricca avifauna. Raggiungerla remando ha rappresentato non solo una sfida fisica, ma anche un esempio concreto della filosofia del progetto: muoversi utilizzando esclusivamente la propria energia e vivere il viaggio in modo diretto e sostenibile, anche quando ciò richiede soluzioni logistiche insolite.

Niklas Öland traversata

Perché ho deciso di raccontarvi di Niklas e della sua avventura

Per chi si occupa di promozione della bicicletta, questo progetto è particolarmente interessante. Spesso parliamo di ciclismo in termini di mobilità urbana, sicurezza stradale o riduzione delle emissioni. Sono tutti aspetti fondamentali, ma il viaggio di Niklas rivela una dimensione più profonda: la bicicletta come strumento di relazione con il mondo.

Pedalando si ascoltano i suoni del paesaggio prima ancora di vederlo. Si percepiscono il vento, la pioggia, i cambiamenti delle stagioni. Lo spazio non viene attraversato: viene vissuto. In questo senso la scelta di viaggiare senza motore è anche una scelta politica. Significa rifiutare la velocità come unico valore e rivendicare un diverso rapporto con il tempo, il proprio corpo e l’ambiente.

Il birdwatching richiede pazienza, concentrazione e presenza.
La bicicletta crea esattamente queste condizioni.

La combinazione delle due pratiche genera un’esperienza quasi filosofica: muoversi abbastanza lentamente da poter osservare, ascoltare e comprendere l’ambiente circostante. Non si tratta soltanto di vedere più uccelli, ma di imparare a vedere meglio il mondo. In un’epoca dominata dall’accelerazione, questa scelta appare controcorrente. Eppure, proprio in questa lentezza emerge una nuova forma di libertà: la libertà di essere presenti e di godersi il momento.

Ringrazio Niklas per avermi dato il permesso di utilizzare le sue foto e per l’entusiasmo con cui ha accolto questo articolo, cosa che mi ha resa davvero felice!

Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste ancora letti, qui trovate i miei precedenti articoli.

Sempre sui pedali, Viola.

 

Mercoledì, 21 Gennaio 2026 16:35

Cykelgata – Strada ciclabile

A ottobre è stata inaugurata la prima cykelgata di Lund. Su una cykelgata gli automobilisti possono circolare solo alle condizioni dei ciclisti e i ciclisti hanno la precedenza! Si tratta di una strada già esistente che viene trasformata in modo che i ciclisti abbiano la precedenza. La cykelgata, che possiamo tradurre in italiano con strada ciclabile, può essere una buona alternativa nei luoghi in cui non c’è sufficiente spazio per creare piste ciclabili separate.

La prima strada ciclabile europea nasce all’inizio degli anni ’80 a Brema, in Germania, come soluzione economica alla carenza di infrastrutture ciclabili. Quando nel 1997 la strada ciclabile ottenne una propria segnaletica e venne inserita nel codice della strada, divenne un concetto di successo nel sistema di infrastrutture tedesco. Oggi il concetto di strada ciclabile è diffuso in molti paesi europei (Olanda, Norvegia, Danimarca, Svizzera, Spagna, Belgio, Francia e Austria) come principio progettuale e in alcuni paesi, per esempio la Germania, come regolamentazione ufficiale del traffico.

In Svezia le strade ciclabili furono sperimentate per la prima volta tra la fine degli anni 2000 e l’inizio degli anni 2010 in diverse città, tra cui Linköping, Malmö e Göteborg. Gli esperimenti non modificarono la struttura delle strade, ma introdussero limiti di velocità ridotti e segnaletica dedicata, con l’obiettivo di valutare se queste misure rendessero più sicura la circolazione dei ciclisti nel traffico misto.

Nell’autunno del 2020 è stata introdotta la cykelgata come una nuova tipologia di strada nel Codice stradale svedese e, il 1° dicembre 2020, il governo ha dato ai comuni la possibilità giuridica di istituire strade ciclabili tramite ordinanze locali sul traffico. Nel Codice stradale svedese sono indicate le seguenti disposizioni a riguardo:

In una strada ciclabile valgono le seguenti regole:

  1. I veicoli non possono circolare a una velocità superiore a 30 km/h.
  2. I veicoli non possono essere parcheggiati in luoghi diversi dalle aree di parcheggio appositamente predisposte.
  3. Un conducente che da una strada entra in una strada ciclabile ha l’obbligo di dare la precedenza ai veicoli presenti sulla strada ciclabile.
  4. Un conducente di un veicolo a motore deve adeguare la velocità al traffico ciclabile.

In aggiunta a queste disposizioni, l’Agenzia dei Trasporti svedese ha introdotto anche due nuovi segnali stradali appositi per le strade ciclabili. Nei manuali nazionali di pianificazione urbana non sono presenti linee guida specifiche sulle strade ciclabili, ma in alcuni viene riportata una breve descrizione di queste, accompagnata da raccomandazioni. Le strade ciclabili sono proposte come soluzione negli ambienti a traffico misto in cui il flusso di biciclette è elevato. Sia la quantità totale di ciclisti, sia la quantità di ciclisti in rapporto ai veicoli a motore sono descritte come aspetti importanti da considerare. Inoltre, le strade ciclabili sono indicate come una soluzione da applicare esclusivamente nei centri urbani.

Queste sono le raccomandazioni fornite per le strade ciclabili:

  • Il rapporto ciclisti-automobilisti è superiore a 2:1.
  • Meno di 500 veicoli a motore/giorno.
  • Velocità massima 30 km/h.
  • Segnaletica direzionale nei punti di entrata/uscita del percorso.
  • Non dovrebbe essere consentita la sosta sulla carreggiata e i veicoli parcheggiati devono essere ridotti al minimo.
  • Larghezza della strada di 4,5 metri, in modo che 2+2 ciclisti possano incrociarsi.
  • Possono essere adottate misure di moderazione della velocità.
  • La pavimentazione deve essere regolare per garantire la migliore scorrevolezza; l’asfalto è da preferire.

La prima cykelgata di Lund si trova su parte di due strade centrali della città che fiancheggiano il Botaniska Trädgården, il giardino botanico. Si tratta di un progetto pilota del comune di Lund in collaborazione con la Lunds Tekniska Högskola (LTH, Facoltà di Ingegneria dell’Università di Lund) e con l’Istituto statale di ricerca su strade e trasporti (VTI). Queste due strade lungo il giardino botanico sono state scelte per avviare il progetto proprio perché le misurazioni hanno mostrato che qui transitano circa il doppio dei ciclisti rispetto agli automobilisti.

cykalgata karta kopieraLa cartina mostra la cykelgata in blu. L’area verde a sinistra della cykelgata è il giardino botanico.

Le strade ciclabili sono un concetto relativamente nuovo nella legislazione svedese sul traffico. Al momento ce ne sono ancora poche nel paese e non esistono molte linee guida su come dovrebbero essere progettate. Chunli Zhao, ricercatrice presso LTH, spiega in un’intervista al quotidiano Sydsvenskan che le strade ciclabili non sono state introdotte in modo sistematico nelle città svedesi. Mancano anche valutazioni, sia su come le strade ciclabili possano promuovere l’uso della bicicletta, sia su quali misure funzionino e quali no. Per questo motivo il Comune di Lund, insieme a LTH e a VTI, studierà come le persone si muovono effettivamente su una strada ciclabile, in relazione al modo in cui essa è progettata. Due telecamere fisse e alcune telecamere montate su droni registrano le interazioni tra ciclisti, automobilisti e pedoni.

La strada ciclabile verrà riprogettata nel corso della durata del progetto e i ricercatori studieranno come il comportamento degli utenti della strada cambi in base all’aspetto della strada. Julia Bengtsson, ingegnera del traffico del comune di Lund, spiega: “Vogliamo capire quanto sia necessario intervenire su una strada per ottenere il rispetto delle regole. Invece di realizzare subito una soluzione permanente, che comporta costi elevati, questa è un’ottima opportunità di collaborazione tra il comune e i ricercatori. Possiamo testare diverse soluzioni e vedere quale funzioni meglio”.

Il progetto verrà sviluppato in più fasi nell’arco di un anno per osservare come le diverse misure influenzino il comportamento di ciclisti e automobilisti sulla strada in questione. Ogni cambiamento viene valutato per capire cosa sia necessario affinché una strada diventi una buona strada ciclabile. Una volta concluso il progetto l’obiettivo è quello di applicare il metodo migliore per creare altre nuove strade ciclabili.

All’inizio di ottobre, durante la prima fase, il comune ha installato dei pannelli informativi e all’incrocio tra le due strade coinvolte nel progetto è stata modificata la precedenza: ora i veicoli devono dare la precedenza a chi proviene dalla strada ciclabile. Il pannello informativo indica le regole che valgono sulla strada ciclabile: gli automobilisti possono circolare, ma devono adeguare la velocità a quella dei ciclisti. Ma che cosa significa esattamente? “La regolamentazione è un po’ vaga anche per noi come comune. Come automobilista, però, si deve dare la precedenza ai ciclisti e bisogna restare dietro ai ciclisti, non sorpassarli!” spiega Julia Bengtsson.

Namnlös bildCartello informativo posto all’ingresso della cykelgata. (Immagine: Lunds kommun)

In questa prima fase sono anche stati installati i segnali stradali appositi: cartelli blu con una grande bicicletta in primo piano e una piccola auto in secondo piano. Per molti utenti della strada probabilmente non è del tutto evidente che cosa significhi questo cartello stradale, dato che le strade ciclabili sono ancora così rare. Forse, ancora più fonte di confusione è il retro del cartello, che si vede quando si esce dalla strada ciclabile. In questo caso la bicicletta è contrassegnata da una linea rossa, che può essere interpretata come un divieto di circolare in bicicletta. In realtà non è così: si può continuare a pedalare, solo che i ciclisti non hanno più la precedenza come nella strada ciclabile.
cartelliI cartelli stradali appositi di inizio e fine cykelgata. (Immagine: Lunds kommun)

A fine ottobre è iniziata la seconda fase del progetto in cui la strada ciclabile è diventata un po’ più chiara: sono stati dipinti grandi simboli bianchi di biciclette sulla carreggiata e la parte meridionale della strada è stata ristretta con fioriere. L’idea è quella di restringere la carreggiata e ridurre la velocità delle auto senza rendere più difficile il passaggio per i ciclisti.

segnaleticaSegnaletica orizzontale e fioriere con dispositivi catarifrangenti.

Nella primavera del 2026 verrà la terza fase: si continuerà lo sviluppo della strada ciclabile e si inizierà a valutare quanto realizzato in autunno. In questa fase parteciperà anche la International School of Lund, una scuola primaria e secondaria con molti alunni che si recano a scuola in biciletta e il cui accesso si trova sulla nuova strada ciclabile. La scuola potrà analizzare più da vicino la progettazione della strada ciclabile e gli alunni potranno dare la loro opinione e le loro proposte di modifica e miglioramento.

Quale sarà dunque il futuro delle strade ciclabili a Lund? Dipenderà in gran parte dall’esito di questo progetto che tra circa un anno si concluderà. Successivamente verrà presa una decisione se, e in che modo, sia possibile creare altre strade ciclabili in città. L’ufficio tecnico del comune di Lund crede che questa possa essere una buona regolamentazione da utilizzare dove non c’è sufficiente spazio per nuove piste ciclabili, per permettere ai ciclisti di pedalare nel traffico misto in sicurezza avendo la precedenza sugli automobilisti.

Ci sono alcuni studi fatti negli ultimi anni sulle strade ciclabili, il loro scopo e la loro riuscita in diversi comuni della Svezia. In questi studi si è visto che lo scopo alla base dei progetti varia, ma in generale è quello di creare ambienti stradali sicuri e tranquilli che favoriscano il traffico ciclistico. Possono inoltre servire a colmare collegamenti mancanti nella rete ciclabile, creare un’infrastruttura ciclabile sicura in aree densamente edificate o nelle strette vie dei centri storici, convogliare i ciclisti dalle strade circostanti, consentire la circolazione affiancata in bicicletta o ridurre il numero di veicoli a motore sulla strada.

Un altro aspetto osservato è che le strade ciclabili aiutano ad aumentare lo status della bicicletta come mezzo di trasporto, migliorando sicurezza, comfort e attrattività degli spazi stradali. Un ambiente percepito come sicuro e piacevole influisce in modo decisivo sulla scelta di spostarsi in bicicletta, soprattutto dove mancano piste ciclabili separate e il traffico misto scoraggia molti utenti. Investire nella qualità dell’infrastruttura ciclabile, anche con soluzioni tecnicamente avanzate come la strada ciclabile, contribuisce a rendere la bicicletta più competitiva rispetto all’auto. Diversi studi mostrano che le strade ciclabili favoriscono una mobilità più sostenibile: aumentano l’uso quotidiano della bicicletta e la disponibilità degli automobilisti a ridurre l’uso dell’auto, anche se l’effetto immediato sul traffico automobilistico è limitato. Inoltre, pur non essendo sicure quanto le piste ciclabili separate, risultano più sicure rispetto al traffico misto tradizionale, grazie a velocità più basse, maggiore visibilità dei ciclisti e minori conflitti con i veicoli a motore. Per questo rappresentano una soluzione efficace, soprattutto negli spazi urbani dove le risorse e lo spazio sono limitati.

Le strade ciclabili offrono diversi vantaggi, ma presentano anche alcune criticità. Tra i rischi principali vi è un possibile aumento degli incidenti dovuto a un comportamento più rilassato e meno attento dei ciclisti. Un altro rischio è che la strada ciclabile diventi una soluzione di compromesso, influenzata da interessi esterni (ad esempio quelli dei commercianti), e finisca per perdere il suo obiettivo principale di dare priorità ai ciclisti rispetto alle auto. Un’ulteriore sfida sta nel rispetto delle regole e nella comprensione delle strade ciclabili, sia da parte dei ciclisti che degli automobilisti; quindi, bisogna porre attenzione al modo in cui le informazioni sulla nuova regolamentazione vengono comunicate. Quando si introduce un cambiamento normativo di tale rilevanza, ulteriori misure informative possono essere opportune affinché gli utenti della strada comprendano le regole delle strade ciclabili.

Gli studi fatti sottolineano infine che l’aumento della ciclabilità non dipende solo dall’infrastruttura, ma da una visione a lungo termine che includa fattori culturali, organizzativi e politici. Le strade ciclabili e altre soluzioni devono essere accompagnate da politiche nazionali chiare, investimenti, incentivi e misure che favoriscano la bicicletta e, allo stesso tempo, rendano meno attrattivo l’uso dell’auto. Senza un forte supporto politico e strategico, la sola infrastruttura non è sufficiente per aumentare in modo significativo l’uso della bicicletta.

In Italia esiste già una soluzione infrastrutturale molto simile alla cykelgata: la strada urbana ciclabile, definita nel Codice della Strada come strada E-bis. Non si tratta quindi di un’idea sperimentale o priva di base normativa, ma di uno strumento già disponibile ai comuni. FIAB ha dedicato a questa tipologia stradale una specifica scheda tecnica all’interno del documento “Dare strada alle biciclette”, pubblicato nel 2021, proprio per facilitarne la comprensione e l’applicazione da parte delle amministrazioni locali.

fiab scheda tecnica Scheda presa da “Dare strada alle biciclette”, FIAB (2021)

La vera domanda, quindi, non è se sia possibile realizzare strade urbane ciclabili, ma dove e quando iniziare a farlo. Anche nelle cittadine del Tigullio esistono strade urbane con un’elevata presenza di ciclisti, dove lo spazio ridotto, l’edificazione storica o la funzione di collegamento rendono difficile la realizzazione di piste ciclabili separate. In questi contesti, la strada E-bis potrebbe rappresentare una soluzione efficace e relativamente rapida per aumentare la sicurezza e la continuità della rete ciclabile.

Alcuni esempi potrebbero essere:

  • strade di collegamento interne ai centri abitati, utilizzate quotidianamente da residenti e pendolari in bicicletta;
  • strade di accesso a scuole, stazioni ferroviarie e servizi pubblici, dove il traffico ciclistico è già consistente;
  • strade parallele alla viabilità principale, oggi utilizzate come scorciatoie dalle auto, ma che potrebbero essere restituite a una funzione prevalentemente ciclabile.

In comuni come Sestri Levante, Lavagna, Chiavari, Rapallo e Santa Margherita Ligure, non mancano esempi di strade urbane con caratteristiche compatibili con la strada E-bis: carreggiate non troppo larghe, velocità già limitate o facilmente riducibili, traffico motorizzato locale e un uso ciclistico già presente, seppur spesso in condizioni di scarsa sicurezza.

L’esperienza di Lund mostra che non è necessario realizzare subito interventi costosi o definitivi: si può partire con progetti pilota, segnaletica chiara, moderazione della velocità e una fase di monitoraggio, coinvolgendo cittadini, scuole e associazioni locali. Questo approccio consentirebbe di testare le soluzioni, raccogliere dati e migliorare progressivamente la progettazione.

Per questo motivo, come associazione che promuove la mobilità ciclabile, FIAB Tigullio rivolge un invito diretto ai sindaci, agli assessori alla mobilità e agli uffici tecnici dei comuni del Tigullio: iniziate a considerare seriamente la strada urbana ciclabile come uno strumento concreto per migliorare la sicurezza, la qualità dello spazio pubblico e la mobilità quotidiana.

Dare più spazio e priorità alla bicicletta non significa escludere l’auto, ma ridisegnare le strade in modo più equo, sicuro e adatto alle città in cui viviamo. La normativa esiste, gli esempi europei funzionano: ora serve la volontà politica di mettere queste soluzioni alla prova anche sul nostro territorio.

Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste ancora letti, qui trovate i miei precedenti articoli.

Sempre sui pedali, Viola.

 

 

 

Libertà in bici - Ciclismo per tutti! Suonano come slogan da campagna elettorale, ma in realtà sono i nomi di due progetti svedesi molto concreti che promuovono corsi per adulti per imparare ad andare in bicicletta. Un’iniziativa semplice e democratica!

In Svezia, come in Italia, saper andare in bicicletta è una cosa che diamo per scontata, insomma pensiamo che tutti l’abbiano imparata da bambini. Ma in realtà non tutti ne hanno avuto la possibilità, per diversi motivi. Un esempio sono gli immigrati adulti provenienti da paesi senza una cultura ciclistica. Spesso sono le donne a non aver mai imparato a pedalare per motivi culturali o geografici. Imparare ad andare in bici permette di muoversi in modo semplice, economico e salutare. Ma impararlo da adulti può anche dare molta soddisfazione perché è divertente, accresce l’autostima e dà un grande senso di libertà e di inclusione allo stesso tempo!

Piccola digressione: Stati Uniti, 1892. All'età di 53 anni, Frances Willard, suffragetta e attivista americana, decide di imparare ad andare in bicicletta. La società e molti di coloro che la circondano disapprovano questa scelta. Tuttavia, Frances si esercita con determinazione ogni giorno e diventa sempre più abile con la sua bicicletta, affettuosamente battezzata Gladys. Nel suo libro A Wheel within a Wheel: How I Learned to Ride the Bicycle Frances sostiene che è importante che anche le donne imparino ad andare in bicicletta, perché più uomini e donne condividono esperienze, pensieri e azioni, migliore sarà la società in cui vivono.

Frances con Gladys.

Torniamo in Europa ai giorni nostri. Organizzazioni come Club Global1, Cykelfrämjandet2 e Röda Korset3  lavorano attivamente da anni in Svezia per garantire a tutti – indipendentemente da età, genere o provenienza – l’opportunità di imparare ad andare in bicicletta organizzando corsi gratuiti.

Questi corsi si svolgono in un ambiente sicuro e amichevole, con l’assistenza di istruttori esperti e motivati. I corsi offrono anche l’uso gratuito di biciclette e caschi, e includono una copertura assicurativa. Si parte da esercizi di equilibrio e frenata per poi progressivamente arrivare a pedalare nel traffico urbano.

Quello che muove i partecipanti ai corsi può essere il desiderio di muoversi in autonomia, per esempio per motivi di lavoro o di studio, o semplicemente per il piacere di sentirsi liberi o di non sentirsi esclusi da qualcosa di molto comune e quotidiano nel paese in cui vivono. In un video dove alcuni partecipanti venivano intervistati mi ha colpito quello che ha detto una donna: “Lo faccio per i miei figli, per dimostrargli che tutto si può imparare, voglio essere un buon esempio per loro”. Oltre ai benefici per la salute e l’ambiente, questi progetti favoriscono l’integrazione sociale e la creazione di nuove amicizie. In un paese dove la bicicletta è parte integrante della vita quotidiana, imparare a pedalare può davvero cambiare la vita.

“Andare in bicicletta è fantastico, ci si sente liberi! Si sta più in forma. Stare insieme agli altri significa molto, ho fatto molte nuove amicizie grazie al ciclismo!"; partecipante di un corso a Göteborg.

A Lund, città dove vivo e dove è normalissimo muoversi in bicicletta, Röda Korset, in collaborazione con l’amministrazione comunale, ha lanciato già dal 2016 Cykelskolan (tradotto: la scuola di bici), totalmente gratuita. Si pedala con il supporto di istruttori volontari, che parlano in svedese semplificato o inglese, in una zona protetta dalla viabilità urbana. Il corso prevede circa 8 incontri e include l'apprendimento dei segnali stradali e delle regole di base. Al termine si ottiene anche un attestato. Questi corsi in questi anni hanno formato centinaia di nuovi ciclisti adulti, spesso donne provenienti da altri paesi. Nel 2023 Cykelskolan ha ricevuto il premio per l'integrazione del Comune di Lund per aver creato un importante forum per lo scambio culturale e aver contribuito all'integrazione di un folto gruppo di nuovi abitanti di Lund, aumentando la libertà e la fiducia in sé stessi di molte persone.

Cykelskolan, Lund.

Progetti simili sono presenti in tante altre città svedesi, per esempio nelle tre città maggiori, Stoccolma, Göteborg e Malmö dove dal 2016 Cykelfrämjandet organizza e promuove i corsi per imparare a pedalare con il progetto Frihet på cykel. Solo nel 2021 sono stati formati 900 nuovi ciclisti con l’aiuto di circa 400 volontari. Cykelfrämjandet si occupa anche di formare i volontari con corsi gratuiti e di trovare soggetti interessati a supportare il progetto economicamente.

“È molto divertente condividere la gioia che si prova quando i partecipanti imparano ad andare in bicicletta: ‘So andare in bicicletta!’, gridano a gran voce…”; Paul, volontario di Cykelfrämjandet a Göteborg.

"I nostri partecipanti sono così grati, ma di solito diciamo loro che siamo noi così grati di poter vedere questa gioia. Si dà molto, ma si riceve in cambio gioia. È questo che ci spinge a continuare."; Kristin, volontaria di Cykelfrämjandet.

Frihet på cykel, www.cykelframjandet.se

Frihet på cykel è anche stato oggetto di uno studio etnologico svolto dalla ricercatrice Charlotte Hagström per l’Università di Lund. Hagström ha osservato lezioni e intervistato partecipanti e volontari a Malmö e Stoccolma. Nel suo articolo sottolinea il ruolo della bicicletta, sia dal punto di vista individuale che sociale, e i diversi motivi per cui il saperla utilizzare è importante. Hagström analizza le ragioni per cui le e i partecipanti (per lo più donne nate fuori dalla Svezia), non l’abbiano imparato prima e quali motivazioni abbiano per impararlo ora.

"Imparare ad andare in bicicletta significa anche espandere lo spazio e il mondo, sia in senso figurato che letterale. È associato a molte emozioni ed esperienze: è gioia, felicità e orgoglio, è esperienza di indipendenza e autonomia, è libertà in bicicletta."; Charlotte Hagström.

L’altro “slogan-progetto” che vi ho citato all’inizio di questo articolo è Cyklande för alla! Si tratta di un progetto pilota partito nel 2010 grazie a Club Global e al sostegno di Trafikverket4. Durante il progetto pilota sono stati formati circa 40 nuovi cicliste e ciclisti di diverse età e origini. Un corso intensivo di due settimane si è tenuto in estate a Bräcke, una piccola località del nord della Svezia che accoglie numerosi rifugiati ONU. In autunno, le lezioni si sono tenute invece in diverse zone urbane di Göteborg.

Partecipanti ricevono diploma a fine corso. Foto da Cyklande för alla.

Da questo progetto pilota è nato il manuale Cyklande För Alla! Konsten att lära vuxna att cykla di Ian Fiddies, tradotto e pubblicato anche in italiano grazie a Nuova Mobilità5 con il titolo Ciclismo per tutti! L’arte di insegnare il ciclismo agli adulti e disponibile online qui.

Il manuale è uno strumento pratico utile per tutte le associazioni o i soggetti che vogliono organizzare corsi di ciclismo per adulti. Le tecniche descritte si basano su corsi di ciclismo per adulti sviluppati nei Paesi Bassi, adattati e migliorati per rispondere alle esigenze locali della Svezia. Vengono riportate esperienze vissute direttamente dagli autori.

La metodologia utilizzata si è dimostrata efficace con la maggior parte degli allievi, anche se resta sempre aperta a miglioramenti. È divisa in tre fasi:

Fase 1 – Le prime pedalate: esercizi di equilibrio, tecniche di frenata e avviamento autonomo.

Esercizio di equilibrio, foto da Cyklande för alla!

Fase 2 – Quando si pedala: esercizi su partenze e arresti, curve, salite e discese e segnalazioni manuali.

Fase 3 – Nel traffico: introduzione pratica e teorica alle regole stradali e alla sicurezza.

Il manuale include anche consigli sulla scelta delle bici per le diverse fasi dei corsi, sui luoghi adatti, sull’uso del casco e su come organizzare corsi e trovare fondi.

Anche in Italia esistono esperienze simili. A Torino, l’associazione FIAB Torino Bici & Dintorni ha avviato il progetto Non è mai troppo tardi, rivolto a adulti che vogliono imparare ad andare in bicicletta. Mirela, originaria della Romania e partecipante al corso nel 2017, è riuscita a superare la paura e oggi si muove solo in bici. La sua storia dimostra che con impegno, supporto e un gruppo accogliente, non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo.

"Non è mai troppo tardi per imparare. Oggi vado ovunque in bici: è una passione, una libertà, e fa bene a me e all’ambiente."; Mirela.

Un altro buon esempio italo-spagnolo è il progetto Let’s Cycling che si è svolto tra maggio 2022 e aprile 2023 a Bologna e Valencia, con l’obiettivo di promuovere l'inclusione sociale e la mobilità sostenibile attraverso l'educazione all'uso della bicicletta. Il concetto alla base del progetto è l’educazione alla cittadinanza globale come azione trasformativa, ovvero educare le persone ad essere parte attiva del cambiamento e promuovere il pensiero critico focalizzandosi su tematiche come l’uguaglianza di genere, la diversità culturale e la sostenibilità ambientale, tutti temi collegati agli obiettivi di Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile6.

Il progetto ha coinvolto diversi operatori di associazioni, cooperative sociali e centri culturali attivi nelle aree di Bologna e Valencia. I partecipanti sono stati giovani e donne straniere in condizioni di fragilità, che generalmente non hanno accesso alle stesse opportunità formative dei cittadini europei. La metodologia utilizzata, denominata BiciLiberaTutt*, è quella ideata dall’associazione Salvaiciclisti7 di Bologna. Questa metodologia si propone di facilitare l'uso quotidiano e sicuro della bicicletta, in particolare per coloro che sono a rischio di esclusione sociale.

Il manuale del progetto, disponibile qui in italiano (tradotto anche in spagnolo e inglese), è un vero e proprio strumento concreto e offre materiali e risorse utili per l’attività formativa di operatori e volontari. Ci sono per esempio una serie di esercizi pratici da far fare agli allievi per iniziare a prendere confidenza con la bicicletta. Molto ben fatta è anche la parte dedicata all’educazione stradale con regole, consigli e avvertimenti su pericoli comuni, il tutto spiegato con illustrazioni semplici e concrete, utilissime se si hanno dei partecipanti con difficoltà linguistiche. Importante anche l’ultima parte che mostra come parcheggiare la propria bici in modo sicuro.

Esempi di illustrazioni su rischi e regole per i ciclisti in strada, Let’s cycle!

Come potete vedere i progetti attivi sono molti e hanno avuto riscontri molto positivi. Anche il materiale a disposizione per organizzare e promuovere questo tipo di progetti è ben sviluppato e disponibile per tutti. Quindi cosa aspettiamo? Anche Fiab Tigullio vuole lanciarsi in questo tipo di iniziativa e organizzare un corso per imparare a pedalare a Sestri Levante.

Per il momento non vi possiamo anticipare molto poiché il corso è ancora in fase di progettazione. Quello che possiamo dirvi è che il progetto si chiama l’ABC della bici e verrà lanciato durante la SEMS (Settimana Europea della Mobilità Sostenibile) a settembre. Il corso comincerà probabilmente a ottobre e si terrà in un luogo sicuro, chiuso al traffico cittadino, probabilmente un parco di Sestri Levante. Degli istruttori volontari verranno appositamente formati proprio grazie ai manuali pubblicati citati in questo articolo. Il corso sarà gratuito e ci sarà anche la possibilità di prendere in prestito bici e casco per chi non li possiede.

Chiunque fosse interessato a partecipare al corso come allievo o istruttore, oppure a sostenere il progetto in qualche modo, può contattarci a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure passare a trovarci in Ciclofficina in Viale Dante 132H a Sestri Levante (aperto martedì, mercoledì e venerdì dalle 16 alle 19).

Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste ancora letti, qui trovate i miei precedenti articoli.

Sempre sui pedali, Viola.

 

__________________________________________________________________________________________________________________________________________________________Note:

1Club Global – project network with a global perspective - è un'associazione senza scopo di lucro attualmente presente in quattro paesi: Svezia, Pakistan, Bangladesh e Gambia. Club Global vuole lavora per una cittadinanza attiva, un pianeta verde, pacifico e più equilibrato e per uno sviluppo sostenibile di natura e cultura.

2Cykelfrämjandet, nata nel 1934, è il corrispettivo della FIAB italiana in Svezia.

3Röda Korset è la Croce Rossa svedese.

4Trafikverket è l’autorità statale amministrativa che si occupa della gestione di tutti i trasporti sul territorio svedese.

5Nuova Mobilità è un quotidiano italiano online sul trasporto sostenibile.

6Agenda 2030 è un piano d’azione globale con 17 obiettivi, e i relativi 169 traguardi, per lo sviluppo sostenibile. Il piano è stato sottoscritto nel 2015 da 193 paesi delle Nazioni Unite, tra cui anche l’Italia e la Svezia, per impegnarsi a garantire un presente e un futuro sostenibile al nostro pianeta e alle persone che lo abitano.

7Salvaiciclisti è un movimento indipendente nato a Bologna dall’esigenza urgente di promuovere e migliorare la sicurezza stradale per le cicliste e i ciclisti in Italia. Salvaiciclisti promuove e stimola anche la ciclomobilità nella vita quotidiana.

Martedì, 02 Gennaio 2024 15:32

Cycling Without Age... in bici senza età

Il 16 dicembre, come alcuni di voi ricorderanno, si è tenuta a Sestri Levante una pedalata inclusiva, parte di un evento finale del progetto LIGURIA LEVANTE TOURISM 4ALL. Il progetto è stato portato avanti dalla Fondazione Mediaterraneo per conto dei Comuni di Sestri Levante, Lavagna, Deiva Marina, Framura e Moneglia e di Regione Liguria. È stata l’occasione per provare i tre nuovi mezzi inclusivi che prossimamanete saranno gratuitamente disponibili su prenotazione.

mezzi inclusivi

I mezzi inclusivi acquistati per il progetto LIGURIA LEVANTE TOURISM 4ALL.

 

Fiab Tigullio Vivinbici si è messa a disposizione e ha collaborato all’organizzazione della pedalata con i suoi volontari.

pedalata inclusiva modDue scatti della pedalata inclusiva del 16 dicembre 2023.

 

Io purtroppo non ero presente, ma questo evento mi ha fatto tornare alla mente un progetto molto interessante di cui avevo letto alcuni mesi fa. Si tratta del movimento Cycling Without Age nato in Danimarca nel 2012 dall’idea di Ole Kassow e ora presente in 39 paesi, tra cui la Svezia (da dove vi scrivo), in 3000 diverse località.

L’idea di Ole era quella di aiutare le persone anziane a tornare in bicicletta, cercando di risolvere il problema di una mobilità limitata. La soluzione di Ole è stata quella di utilizzare un risciò e ha così iniziato a offrire giri gratuiti in bicicletta ai residenti delle case di riposo della zona.

I principi guida di Cycling Without Age sono:

  • Generosità: la generosità e la gentilezza sono alla base di questo progetto! Tutto parte con l'atto generoso di portare a fare un giro in bicicletta una o due persone anziane o diversamente abili. È un atto semplice che tutti possono fare.
  • Lentezza: la lentezza permette la percezione dell’ambiente circostante e l’attivazione dei sensi, e permette anche alle persone che si incontrano lungo il percorso di incuriosirsi e informarsi su Cycling Without Age, magari anche fermandosi per una chiacchierata.
  • Narrazione: le persone anziane hanno così tante storie che saranno dimenticate se non gliele facciamo raccontare e non le ascoltiamo. La narrazione per Cycling Without Age è raccontare storie in bicicletta, ascoltare storie in bicicletta, condividere le storie ascoltate tramite passaparola o sui social media.
  • Relazioni: Cycling Without Age dà la possibilità di creare una moltitudine di nuove relazioni: tra generazioni, tra anziani, tra piloti e passeggeri, dipendenti delle case di riposo e familiari. Le relazioni costruiscono fiducia, felicità e qualità della vita.
  • Senza età: la vita si svolge a tutte le età, le emozioni si vivono a qualsiasi età. Cycling Without Age significa permettere alle persone di invecchiare in un contesto positivo, dando opportunità di interazione con la comunità locale.

Cycling Without Age funziona molto semplicemente. Le associazioni, le case di riposo o i comuni interessati possono affiliarsi all’organizzazione internazionale tramite il sito ufficiale. Per le associazioni o i comuni chi devono acquistare uno o più mezzi inclusivi ci sono molti consigli utili su questo sito. I volontari (chiamati piloti) danno la disponibilità per gite in bicicletta con le persone interessate tutte le volte che lo desiderano. È tutto guidato dalla motivazione delle singole persone e ovviamente tutto si svolge a titolo gratuito secondo il regolamento dell'organizzazione. Generalmente i piloti seguono un breve corso di introduzione, per esempio per quanto riguarda l’utilizzo di questi mezzi particolari e la sicurezza stradale.

Come vi ho già accennato questa organizzazione è presente anche in Svezia, a Malmö dal 2015 e in una quarantina di altri comuni. Cykelfrämjandet, l’associazione gemella di FIAB qui in Svezia, collabora con l’organizzazione svedese di Cycling Without Age, che si chiama Cykling utan ålder, che a sua volta collabora anche con i volontari della Croce Rossa.

cykling utan ålder

Uno dei bellissimi risciò utilizzai a Malmö dove il progetto Cykling utan ålder include ben 17 diverse strutture in tutta la città.

          

Personalmente credo che questo sia un progetto bellissimo, che cresce sempre di più in Europa e nel mondo e che spero possa radicarsi con solidità anche in Italia. Deve essere bellissimo per una persona impossibilitata a utilizzare autonomamente la bicicletta poter comunque sentire il vento tra i capelli, sapendo di potersi fidare di un’altra persona! E deve essere bellissimo anche prendersi la responsabilità di accompagnare una persona anziana o diversamente abile in qualche avventura sui pedali, poter donare il proprio tempo per vivere e far vivere emozioni positive!

Sestri Levante sarebbe un luogo perfetto per far partire questo progetto: ci sono associazioni come Fiab Tigullio Vivinbici e NoiHandiamo che sono molto attive e potrebbero reclutare volontari; ci sono i nuovi mezzi inclusivi appena inaugurati; ci sono case di riposo che potrebbero essere interessate al progetto; ci sono percorsi ciclabili accessibili e in buona parte sicuri, c’è il mare che non perde mai occasione per farci sentire l’energia positiva della natura… e allora cosa aspettiamo???

Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste già letti, qui trovate i miei precedenti articoli.

Sempre sui pedali, Viola.

 

Era da un po’ di tempo che volevo raccontarvi delle ciclovie nazionali svedesi, sperando di invogliare qualcuno a farsi una bella ciclovacanza da queste parti!

Attualmente le ciclovie nazionali sono sette:

  1. Kattegattleden, 390 km da Göteborg a Helsingborg
  2. Sydostleden, 274 km da Växjö a Simrishamn
  3. Sydkustleden, 260 km da Simrishamn a Helsingborg
  4. Unionsleden, 350 km da Karlstad a Moss (Norvegia)
  5. Ätradalsleden, 200 km da Falköping a Falkenberg
  6. Vänerleden, 640 km intorno al lago Vänern
  7. Göta kanal, 220 km da Mem a Sjötorp

La prima ciclovia, Kattegattleden, è stata inaugurata nel 2015 e le altre successivamente in questi ultimi anni. Le ultime tre non sono ancora state inaugurate ufficialmente. Ogni ciclovia ha il suo numero di identificazione che viene scritto su tutti i cartelli lungo il percorso. Tutte le ciclovie comprendono itinerari misti, con tratti su percorsi ciclabili o ciclo-pedonali asfaltati o sterrati e altri tratti su strade asfaltate o sterrate a basso traffico.

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Per poter ottenere la certificazione di Nationell turismcykelled una ciclovia deve essere lunga almeno 200 km e deve avere come punto di partenza e di arrivo due centri abitati facilmente raggiungibili col trasporto pubblico. Poi ci sono una serie di criteri di qualità che vengono presi in considerazione e giudicati per assegnare la certificazione: alcuni esempi di criteri sono l’accessibilità del percorso (che sia accessibile per bici con carrello al seguito per esempio, ma anche che sia accessibile per chi vuole raggiungerla con i mezzi pubblici), la sicurezza stradale, l’attrattività del percorso (presenza di luoghi di interesse culturale, storico e naturalistico, ma anche di luoghi per alloggiare, mangiare e rifornirsi lungo il percorso), la presenza di materiale informativo in rete in più lingue, con informazioni su come raggiungere la ciclovia col trasporto pubblico e con una carta digitale.

L’ente che si occupa di controllare se i criteri vengono soddisfatti è Trafikverket, l’autorità statale amministrativa che si occupa della gestione della rete dei trasporti svedesi. Invece la creazione del percorso e la richiesta di certificazione vengono generalmente portate avanti da enti locali come i comuni e le regioni.  

La stagione migliore per percorrere queste ciclovie è ovviamente quella estiva, diciamo da maggio a settembre, o da aprile a ottobre per quelle più meridionali. In generale non è difficile trovare alloggi sul percorso, da alberghi a ostelli, da campeggi a bed&breakfast l’offerta è ampia e varia. In alta stagione è sicuramente meglio prenotare. In alternativa si può sfruttare la possibilità di dormire in tenda e godere del diritto di pubblico accesso, Allemansrätten*. Per i rifornimenti alimentari mi sento di consigliare di non improvvisare, in alcuni tratti si possono percorrere km e km senza incontrare negozi o ristoranti. Inoltre gli orari di apertura sono molto diversi da quelli a cui siamo abituati in Italia, specialmente nel fine settimana, e si rischia di rimanere a bocca asciutta! Quindi sempre meglio viaggiare con delle scorte e con delle idee ben precise sui posti dove si può mangiare o fare rifornimento.

Kattegattleden

Questa ciclovia, lunga 390 km e divisa in 8 tappe, unisce Helsingborg a Göteborg. Il percorso fa parte dell’itinerario EuroVelo 7 Sun Route che attraversa l’Europa da Nord a Sud, da Capo Nord a Malta.

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Tutte le informazioni sulle tappe e la carta sono consultabili al sito https://kattegattleden.se/en

Sia Helsingborg che Göteborg, come anche altre cittadine lungo il percorso, sono facilmente raggiungibili in treno (con bici al seguito) anche direttamente da Copenhagen per chi arrivasse in aereo dall’Italia. Per chi non lo avesse già letto, qui trovate un mio articolo riguardo l’intermodalità di viaggio bici+treno in Svezia.

Personalmente ho percorso circa 330 km di questa ciclovia nel giugno 2016, quando io e il mio compagno abbiamo fatto la nostra prima ciclovacanza qui in Svezia. Purtroppo, in quell’occasione ho anche scoperto di avere un’allergia al polline che in Italia non si era mai manifestata, e così ho dovuto optare per un rientro anticipato perché non ero più in grado di pedalare nell’ultimo tratto. Il fatto che la ferrovia seguisse all’incirca tutto il percorso mi ha reso il rientro facile.

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I luoghi di interesse lungo la ciclovia Kattegattleden sono molti, a partire dalle diverse città che si attraversano come Helsingborg, Halmstad, Falkenberg e Varberg che offrono musei, parchi, monumenti oltre che occasione di alloggio e ristoro. A Helsingborg potrete anche visitare la Barntrafikskolan di cui vi avevo raccontato qui. Göteborg poi meriterebbe almeno una giornata extra per la visita della città e/o dell’arcipelago. Ma anche i siti di interesse naturalistico non mancano, per esempio la riserva naturale di Kullaberg (un posto dove vado quando ho voglia di Liguria!) e i Naturum** di Getterön e Fjärås Bräcka.

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Altre attrazioni sul percorso sono i vari castelli come Sofiero, Krapperup e Tjolöholm e i diversi musei come il museo della ferrovia a Ängelholm, il museo del disegno a Laholm e il museo d’arte moderna di Mjellby, che ospita la collezione del Halmstadgruppen, un gruppo di artisti cubisti e surrealisti attivo nella prima metà del 900 a Halmstad.

Lungo il percorso ci sono poi diverse soluzioni per alloggiare, come alberghi, ostelli, campeggi e bed&breaksfast. Consiglio vivamente una notte nel meraviglioso e molto curato ostello di Steninge, dove è possibile fare anche solo una pausa fika*** nel bellissimo caffè estivo.

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Sydostleden

Questa ciclovia, lunga 274 km e divisa in 7 tappe, unisce Växjö a Simrishamn. Una parte del percorso fa parte dell’itinerario EuroVelo 10 Baltic Sea Cycle Route che consiste nel periplo del Mar Baltico.

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Il tratto settentrionale è decisamente dominato da boschi e laghi, mentre quello meridionale segue principalmente la costa del Baltico e attraversa la zona dei meleti di Österlen. Se si percorre a settembre si possono acquistare le mele lungo il percorso nei numerosi banchetti e a fine mese si può assistere al Kivik Äppelmarknaden, una grande manifestazione con molti eventi dedicati alle mele e dove ogni anno viene composto un grande quadro fatto di mele!

Tutte le informazioni sulle tappe e la carta sono consultabili al sito https://sydostleden-sydkustleden.se/en/delled/sydostleden#googtrans(sv|en)

Växjö, come anche Kristianstad e Karlshamn, sono facilmente raggiungibili in treno (con bici al seguito) direttamente da Copenhagen per chi arrivasse in aereo dall’Italia. Anche Simrishamn è collegata con la ferrovia, ma solo con treni regionali da Malmö su cui è comunque possibile il trasporto bici.

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Io ho pedalato da Kristianstad a Simrishamn, quindi solo lungo gli ultimi 100 km. In questo tratto merita una citazione la Riserva di Biosfera dell’UNESCO Vattenriket che si estende proprio intorno a Kristianstad e che offre alcune riserve naturali perfette per il birdwatching, un bellissimo Naturum e diversi percorsi per trekking, bici e canoa. Altro sito di interesse è il parco nazionale di Stenshuvud, a metà strada tra Kivik e Simrishamn, con un altro Naturum, la bellissima spiaggia e la possibilità di fare fika nella storica Kaffestuga Annorlunda.

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Sydkustleden

La terza ciclovia, lunga 260 km e divisa in 6 tappe, unisce Simrishamn a Helsingborg e congiunge così Kattegattleden e Sydostleden. Malmö, Landskrona e Helsingborg sono facilmente raggiungibili in treno (con bici al seguito) direttamente da Copenhagen per chi arrivasse in aereo dall’Italia. Anche Lomma, Trelleborg e Ystad sono servite dalla ferrovia, ma solo con treni regionali da Malmö.

Le tappe, con le carte e tutte le informazioni utili, si trovano al sito https://sydostleden-sydkustleden.se/en/delled/sydkustleden

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Questa ciclovia segue quasi esclusivamente la costa, del Baltico a est e del canale dell’Öresund a ovest. Io l’ho percorsa praticamente tutta, o in bici o a piedi, in brevi giri da uno o due giorni, essendo facilmente raggiungibile coi mezzi da Lund, dove vivo.

Diversi sono i punti di interesse che meritano una sosta o una deviazione: per cominciare troverete tra Simrishamn e Ystad il porticciolo di Kåseberga e il sito archeologico di Ale Stenar; se pedalate ad agosto potete fare tappa a Ystad e approfittare del Ystad Jazz Festival per ascoltare un buon concerto jazz. Proseguendo verso Trelleborg incontrerete la punta più a sud di Svezia, Smygehuk, con il bel faro e il bell’ostello negli edifici adiacenti al faro; la penisola di Skanör e Falsterbo merita una sosta per visitare le riserve naturali e il faro di Falsterbo, aperto tra agosto e ottobre nel pieno della stagione migratoria degli uccelli, che vengono contati e inanellati presso la stazione ornitologica.

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Per gli amanti della vita cittadina anche Malmö merita una visita: città molto ciclabile e dalla vita culturale attiva che offre diversi musei ed eventi. Da Malmö si può fare poi una deviazione o prendere il treno per visitare Lund, bellissima città universitaria con la famosa cattedrale romanica, il bel giardino botanico e un paio di musei che meritano una visita.

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Tra Malmö e Helsingborg potrete sostare nei numerosi porticcioli, come Lomma, Barsebäckshamn, Borstahusen, Ålabodarna e Råå oppure visitare la zona escursionistica di Järavallen e la riserva naturale di Hillehögs Dalar.

Da Landskrona si può poi prendere il battello per la bellissima isola di Ven, un’isola da visitare assolutamente in bici (i nostri amici Marco Veirana e Mavi Zonfrillo ne sa qualcosa!!).

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Da Helsingborg invece si può raggiungere facilmente Helsingør, in Danimarca, con il battello e bici al seguito per esplorare le ciclabili danesi, per raggiungere l’aeroporto di Copenhagen in bici o in treno o per visitare il bel castello di Amleto.

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Le ciclovie rimanenti non le ho ancora percorse, quindi sarò più breve. Inoltre le ultime tre sono in fase di completamento e quindi anche le informazioni disponibili sono minori al momento.

Unionsleden

Questa ciclovia, lunga 350 km e divisa in 7 tappe, collega Karlstad, nella regione svedese del Värmland, a Moss, sulla costa norvegese. Karlstad può essere raggiunta con la modalità treno+bici da Göteborg via Kristinehamn. Il collegamento con Stoccolma per viaggiare con la bici in treno mi sembra purtroppo più complicato, per quanto probabilmente più rapido.

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Potete trovare carte e informazioni utili su questo sito: https://en.unionsleden.com/

Ätradalsleden

La quinta ciclovia, lunga circa 200 km, collega Falköping a Falkenberg e si congiunge con la prima, Kattegattleden, all’arrivo a Falkenberg. Falkenberg è collegata a Göteborg, Malmö e Copenhagen dai treni Oresundståg su cui è possibile trasportare la bici montata. Anche Falköping è collegata a Göteborg dai treni regionali di Västtrafik dove si può trasportare la bici montata.

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Trovate le mappe delle tappe e altre informazioni al sito https://www.vastsverige.com/en/cykla-och-vandra-i-sjuharad/the-atradal-trail/

Vänerleden

Questa ciclovia è un anello di 640 km intorno al lago Vänern, il più grande lago di Svezia. È divisa in 4 lunghe tappe a loro volta suddivise in tappe più brevi, in totale 12. Sul lago Vänern si affaccia anche Karlstad, da cui parte la quarta ciclovia Unionsleden.

Per le cartine e ulteriori informazioni visitare il sito che per il momento è solo in svedese https://www.vanerleden.se/

Qui invece trovate una brochure in inglese.

Göta kanal

L’ultima ciclovia, lunga 220 km e divisa in 7 tappe da Mem a Sjötorp, permette di percorrere il famoso canale di Göta, un canale artificiale lungo 190 km che collega i grandi laghi Vänern e Vättern e il Mar Baltico. Questa ciclovia permette di combinare la bici al battello per attraversare per esempio i laghi Vättern, Asplången e Roxen.

Maggiori informazioni si trovano sul sito https://www.gotakanal.se/en/cycling-holiday-in-sweden/

Spero di avervi fatto venire voglia di pedalare un po’ in Svezia! Nel mio piccolo sono disponibile a dare più informazioni o qualche consiglio a chi volesse lanciarsi in una ciclovacanza da queste parti! Potetete scrivermi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste ancora letti, qui trovate i miei precedenti articoli.

Sempre sui pedali, Viola.

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* Allemansrätten è il diritto di pubblico accesso che permette ad ogni persona in Svezia, e in altri paesi nordici come la Finladia e la Norvegia, di godere della natura e delle sue risorse entro certe limitazioni. Per esempio è possibile campeggiare con la propria tenda per uno o due giorni su terreni anche privati senza bisogno di permessi, traversare a piedi, in bici, a cavallo o in canoa boschi e terreni privati o raccogliere frutti di bosco e funghi. Ovviamente il tutto con il massimo rispetto per la flora e la fauna, il rispetto per regole e per la privacy delle persone.

** Un Naturum è un luogo dove i visitatori ricevono informazioni su geologia, flora, fauna e storia culturale di una zona di interesse che spesso è una riserva naturale. I naturum offrono anche servizi didattici, specialmente per i bambini, e compiono spesso funzione di ristoro.

*** La fika è una tradizione svedese: una pausa sul lavoro o nel tempo libero, un momento di socialità in cui in compagnia si beve un caffè (o altro) accompagnato da un dolce o un semplice spuntino.

Mercoledì, 02 Marzo 2022 18:41

Bike4tree, Stockholm-Milan by Paola Gianotti

È cominciato tutto il 23 febbraio con un messaggio di Marco Veirana, presidente di Fiab Tigullio: “Paola Gianotti parte in bici da Stoccolma per Milano il 25 febbraio. Passa anche da Lund?”. Io stupita e contenta della notizia mi muovo subito per trovare informazioni sul percorso che la mitica ultraciclista avrebbe intrapreso. Tramite i social riesco a contattare Paola, che si è dimostrata subito disponibile e curiosa di conoscermi e quindi, anche se Lund non rientrava nel percorso, cerchiamo un modo per incontrarci.

Patteggiamo per un incontro nella capitale danese, Copenhagen, che io posso raggiungere comodamente con un’oretta di treno da Lund. E così lunedì 28 febbraio, appena finito di lavorare, prendo il treno, accompagnata dalla mia fedele bici, e raggiungo la capitale delle biciclette, ansiosa ed emozionata per questo incontro!

Per chi non la conoscesse già, Paola Gianotti è una grande sportiva che detiene ben quattro Guinness World Record. Le sue imprese in bicicletta però non sono fini a sé stesse: Paola, infatti, abbina alle sue imprese sportive dei progetti che mirano a dare un contributo alle persone e al nostro pianeta. Per esempio, nel 2016 ha pedalato da Milano a Oslo per Bike the Nobel, come testimonial della campagna di Radio Rai2 per portare la candidatura della bicicletta come premio Nobel. Lo stesso anno ha poi fatto il giro di tutti gli Stati Uniti in 43 giorni battendo il record del mondo e raccogliendo fondi per acquistare 73 biciclette destinate a 73 donne in Uganda. Paola è anche molto attiva per quanto riguarda la sicurezza del ciclista: nel 2018 e 2019 ha percorso tutte le tappe del Giro d’Italia con un giorno di anticipo, ripercorrendo le orme di Alfonsina Strada e dando visibilità alla campagna IO RISPETTO IL CICLISTA. Per la stessa campagna ha pedalato nel 2020 il Giro per la sicurezza, in Toscana e in Piemonte, coinvolgendo oltre 100 comuni per installare più di 700 cartelli stradali per il rispetto del ciclista.

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Questa nuova impresa Bike4tree, pedalando da Stoccolma a Milano, nasce dalla collaborazione con Radio Rai2 e Caterpillar per l’edizione 2022 di M’illumino di Meno (11 marzo 2022), la giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili che è alla sua diciottesima edizione. Quest’anno M’illumino di Meno mette al centro la bicicletta e le piante, grazie alla collaborazione di Paola e del neurobiologo Stefano Mancuso (autore fra gli altri libri di “L’incredibile viaggio delle piante” e “La nazione delle piante” che vi consiglio!), con il motto Pedalare, rinverdire, migliorare. La pedalata europea di Paola diventa il simbolo della cooperazione tra i paesi europei, che può fare tanto per la tutela del pianeta: inoltre Bike4tree sostiene il progetto Un albero per il futuro, gestito dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, che mira a creare un bosco diffuso in tutta Italia. L’obiettivo di Paola con Bike4tree, con 2022 km percorsi in bici, è quello di piantare 2022 alberi entro il prossimo anno. Io stessa, come le altre persone che Paola incontra durante il suo viaggio, ho ricevuto due piantine da mettere a dimora! :-)

Questa impresa è sostenuta anche da Fairtrade Italia, perché la tutela dell’ambiente è strettamente correlata a una produzione alimentare sostenibile. Per me questo è un ulteriore punto a favore per sostenere Paola, visto che ho sempre creduto nel potere del commercio equo e solidale!

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Torniamo al 28 febbraio! Decido di scendere alla stazione dell’aeroporto di Copenhagen per godermi il sole e le piste ciclabili danesi. Così, in attesa di avere notizie di Paola, inizio a pedalare e vengo praticamente catturata da questo flusso continuo di bici che vanno, bellissimo! Devo confessare che non avevo ancora pedalato a Copenhagen ed è stato davvero emozionante! Dopo un po’ di giri e scambi di messaggi con papabili posti per incontrarci decidiamo di vederci in centro davanti al municipio. Qui arriva Paola con al seguito la sua squadra, tutti in bici ovviamente, mentre il camper è rimasto al campeggio. 

Ci raggiunge anche Sara Sciacca, un altro incontro molto interessante! Sara si è trasferita da alcuni mesi a Copenhagen per un master in “Nordic Urban Planning” presso l’Università di Roskilde. Si è subito inserita nella capitale delle biciclette e insieme alla Copenhagen Bike Community ApS sta organizzando il Cargo Bike Day che si terrà il 30 giugno e il Copenhagen Bike Festival che si terrà invece a inizio settembre. Un bellissimo progetto passato di Sara che voglio citare è “Cycling for SEAcily”, un giro della Sicilia che Sara ha fatto in 15 giorni nel 2019, dove per ogni tappa organizzava un clan up per ripulire le spiagge, anche con il supporto delle associazioni locali FIAB.

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Paola è davvero esplosiva, mi accoglie con un grande abbraccio, come se fossimo amiche da tempo. Abbiamo fatto una bella chiacchierata sulla Svezia, la ciclabilità e le politiche ambientali. Paola era un po’ dispiaciuta di aver lasciato così velocemente la Svezia, ha davvero apprezzato le piste ciclabili (anche se non così trafficate come quelle danesi!), la natura incontaminata e i paesaggi invernali mozzafiato! Paola mi ha poi donato le due piantine di prugnolo, che pianterò nel bel giardino dell’asilo dove lavoro e che faranno parte del bosco diffuso del progetto Un albero per il futuro.

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Abbiamo poi approfittato della guida di Sara che ci ha fatto fare un giro turistico in bici, finché per me non è arrivato il momento di tornare a casa e salutare i nuovi amici. Me ne sono tornata verso la stazione pedalando, serena, nella fresca serata danese, circondata da ciclisti e con la carica che Paola inevitabilmente mi ha trasmesso!

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Se volete sostenere il progetto di Paola adottando una piantina, potete farlo qui.

Se volete guardare i video delle scorse e future tappe li trovate sul suo canale Youtube

Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura! Se non li aveste ancora letti, qui trovate i miei precedenti articoli.

Viva la bicicletta! Viva Bike4tree! Viva Paola Gianotti!

Sempre sui pedali, Viola.

Ringrazio Paola Gianotti e la sua squadra per le foto!

Domenica, 16 Gennaio 2022 17:17

Vintercykling: pedalare in inverno

Sono passati alcuni mesi dall’ultimo articolo e siamo ormai in pieno inverno. La bicicletta non viene generalmente associata all’inverno, ma continuare a usare la bici nei mesi freddi è possibile e soprattutto è importante per non perderne i benefici acquisiti durante la bella stagione.

I “problemi” legati all’inverno sono principalmente il buio, il freddo e le precipitazioni. Se ci si prepara correttamente con attrezzatura e spirito positivo si può affrontare un inverno in biciletta! Cykelfrämjandet* ha, tra i suoi 8 obiettivi dichiarati, l’obiettivo di rendere possibile l’utilizzo della bici durante tutto l’anno, che gioverebbe all’ambiente, alla salute e all’economia. Quando più persone scelgono la bicicletta per spostarsi, diminuisce la congestione del traffico con conseguenze positive a livello di inquinamento atmosferico e acustico, ma anche a livello di salute psichica e di emissioni di CO2. Diminuisce poi anche l’affollamento sui trasporti pubblici, un aspetto importante rispetto alla diffusione del contagio che stiamo vivendo in questi anni, che renderebbe l’uso dei mezzi pubblici più sicuro e sostenibile per chi non ha la possibilità di muoversi a piedi e in bici.

Cykelfrämjandet vede un aumento dell’utilizzo della bici nei mesi invernali negli ultimi dieci anni in Svezia, probabilmente stimolato dalla maggiore attenzione delle amministrazioni alla tematica che si traduce in una maggiore cura delle piste ciclabili nei mesi invernali. Anche l’aumento dell’utilizzo di copertoni chiodati ha dato una spinta alla scelta della bici in inverno. Tuttavia, sono ancora molte le persone che mettono la bici in cantina per i mesi invernali, quindi Cykelfrämjandet auspica maggiori investimenti da parte delle amministrazioni per quanto riguarda la manutenzione invernale delle piste ciclabili e dei marciapiedi, sottolineando che sarebbe comunque economicamente vantaggioso, perché i costi di cura che gli infortuni (dati da cadute di pedoni e ciclisti) comportano sono molto più elevati.

Oltre al lavoro a livello istituzionale e politico, c’è anche il lavoro di divulgazione che Cykelfrämjandet svolge. A novembre si è per esempio tenuto un seminario online, aperto a tutti i soci, per affrontare il tema, sottolineando gli aspetti positivi e i benefici, e per dare consigli su come affrontare un inverno in bicicletta. L’esito del seminario è stato poi riassunto in un articolo sul sito dell’associazione con la seguente lista di consigli:

  • effettuare la manutenzione della bici prima dell'inverno in modo che tutto funzioni correttamente;
  • montare pneumatici chiodati, soprattutto sulla ruota anteriore. Se vivi in ​​un posto dove le gomme chiodate non sono necessarie tutti i giorni, può essere difficile pedalare con un attrito extra, quindi solo la gomma anteriore può essere sufficiente, che è anche la più importante per l'equilibrio;
  • avere le gomme leggermente meno gonfie;
  • abbassare leggermente la sella in modo che sia più facile scendere dalla bici;
  • avere elementi riflettenti e una buona illuminazione;
  • indossare abiti a seconda del tempo, preferibilmente strati “a cipolla”. Vestiti e guanti impermeabili sono importanti;
  • vacci piano! Soprattutto quando svolti;
  • non frenare troppo forte;
  • non tenere il manubrio troppo stretto, rilassati!
  • decidi in anticipo che andrai in bicicletta e prepara la borsa per pedalare la sera prima in modo da rendere più facile la partenza al mattino;
  • indossa un berretto o una visiera sotto casco per proteggere gli occhi o gli occhiali da pioggia o neve;
  • pulisci regolarmente la bici, in particolare i freni e la catena;
  • ricorda che la batteria di una bici elettrica ha una durata inferiore quando fa freddo.

Sul sito di Cykelfrämjandet viene poi riportato il lavoro di NTF**, che ha esaminato l'efficacia dello sgombero della neve e dello sbrinamento dei marciapiedi e delle piste ciclabili in 20 comuni svedesi selezionati a caso. Il sondaggio mostra che il 72% dei comuni ha ottenuto una buona valutazione per quanto riguarda l’antiscivolo e il 76% ha una buona rimozione della neve. L’indagine di NTF mostra che c’è un’attenzione alla tematica da parte delle amministrazioni, ma che c’è bisogno di maggiori investimenti a riguardo per consentire a più persone l’utilizzo della bici nei mesi invernali.

Svensk Cykling*** organizza per la seconda volta il Vintercyklingens dag, la parte svedese della giornata internazionale Winter Bike To Work Day, che cade il secondo venerdì di febbraio ogni anno e che è nata in Canada nel 2013. Per il 2021 la giornata si organizza con il sostegno economico di Trafikverket**** e punta a dimostrare che sempre più persone scelgono di spostarsi in bici in inverno ed evidenziare i vantaggi che sia la società che l'individuo hanno dall'avere più ciclisti durante l'anno. Svensk Cykling dichiara che nel 2019 1 persona su 10, in Svezia, ha utilizzato la bici in una “giornata media” invernale, con un aumento del 28% rispetto a pochi anni prima. A questo link è possibile iscriversi al Winter Bike To Work Day e vedere in quali parti del mondo ci sono adesioni.

Personalmente ho sempre usato la bicicletta anche in inverno quando vivevo in Italia, avendo la fortuna poi di vivere a Sestri Levante, dove le precipitazioni nevose e il ghiaccio non sono così comuni. Qui in Svezia vivo, comunque, nella regione più meridionale, quindi anche qui cerco di pedalare anche in inverno. L’anno scorso però ci sono state delle nevicate seguite da due o tre settimane continuative di temperature sotto lo zero che mi hanno un po’ messa alla prova, soprattutto perché non preparata. Una mattina pedalando verso il lavoro sono caduta su una lastra di ghiaccio che al buio non avevo intuito, e da lì mi è rimasta quella leggera paura o tensione che ora provo ogni volta che vedo del ghiaccio sull’asfalto. Il problema è che qui non avrebbe senso montare dei copertoni chiodati, perché si tratta di episodi sporadici che nemmeno ogni anno capitano: i primi inverni che ho passato qui non ha quasi mai nevicato, oppure la neve si è sciolta subito. Per quanto riguarda il freddo e la pioggia mi sono invece attrezzata con l’abbigliamento necessario.

Il comune di Lund fa poi ogni anno una campagna di promozione per l’utilizzo di elementi riflettenti, come giubbini, braccialetti, spille e altro. Le statistiche dicono che in Scania, la regione di Lund, 7 pedoni/ciclisti su 10 utilizzano qualche elemento riflettente, che mi sembra un buon risultato che deve però essere migliorato. Quindi ogni anno il comune durante il mese di novembre distribuisce in diversi punti elementi riflettenti per i cittadini: si tratta in genere di piccoli elementi come quelli nella foto qui sotto che si possono applicare alla giacca o allo zaino per esempio.

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Per quanto riguarda la manutenzione delle piste ciclabili in inverno, il comune di Lund ha un piano che prevede di assicurare lo sgombero neve e lo spargimento sale sulle strade e piste ciclabile, ma con diverse priorità a seconda del percorso. Nella foto qui sotto potete vedere che le piste ciclabili e i percorsi pedonali in rosso sono quelle con priorità 1, cioè che gli interventi vengono fatti indipendentemente dagli orari o dal giorno della settimana. I percorsi verdi hanno priorità 2, mentre quelli azzurri priorità 3. In questo modo è più facile pianificare il proprio percorso, per esempio per andare a lavorare, cercando di percorrere percorsi con alta priorità per pedalare più sicuri. I due punti viola corrispondono indicativamente al punto dove vivo e al punto dove lavoro che, come vedete, sono collegati dalla rete di piste ciclabili in prevalenza di priorità 1.

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A dicembre sono invece stata alcuni giorni a Umeå per motivi di studio. Umeå, per chi non la conoscesse, è molto più a nord di Lund e ha un clima decisamente più rigido e ricco di precipitazioni nevose. 

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Ma è anche una città universitaria piena di studenti e abbastanza raccolta, dove quindi la bicicletta è un mezzo tenuto in buona considerazione. Anche il comune di Umeå ha un piano con diversi livelli di priorità simile a quello di Lund. 

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Nei pochi giorni in cui ho soggiornato lì c’era parecchia neve, comunque ho visto un po’ di persone in bicicletta, anche se non moltissime. La signora che mi ha affittato la stanza poi, a sentire le mie domande sull’argomento, mi ha chiesto se volessi provare la sua bici coi copertoni chiodati.

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Così ho approfittato e ho fatto un giretto con la sua bici lì nel quartiere: avrò percorso poco meno di 1 km, ma devo dire che avevo una sensazione di stabilità che mi ha stupita. La strada come potete vedere in questa foto aveva uno strato di neve compatta, che a mio avviso è anche meglio della strada dove la neve è stata sgombrata con un maggiore rischio che si formi ghiaccio.

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Non mi resta che trasferirmi al vero nord e attrezzarmi di copertoni chiodati allora! :-)

Grazie per l’attenzione che mi avete donato! Se non avete ancora letto i miei precedenti articoli, li trovate qui.

Sempre sui pedali, Viola.

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* Cykelfrämjandet, nata nel 1934, è il corrispettivo della FIAB italiana in Svezia.

**NTF (Nationalföreningen för trafiksäkerhetens främjande) è l'associazione nazionale per la promozione della sicurezza stradale: è un'organizzazione libera e indipendente che lavora per la sicurezza del traffico. NTF opera su base non-profit e democratica attraverso movimenti popolari, organizzazioni, istituzioni sociali, aziende e individui.

***Svensk Cykling è un’organizzazione di settore per rivenditori, produttori e importatori di biciclette. Uno dei suoi scopi è di lavorare sulla formazione dell’opinione pubblica per spingere più persone possibili a pedalare più spesso.

****Trafikverket è l’autorità statale amministrativa che si occupa della gestione di tutti i trasporti sul territorio svedese.

 

Cykelvänlig Skola significa scuola a misura di bicicletta o scuola amica della bicicletta, o per chi ama gli anglicismi scuola bicycle-friendly. Questo è il nome del nuovo progetto a livello nazionale promosso da Svenska Cykelstäder* e sostenuto anche da Svensk Cykling** e Cykelfrämjandet***. Il progetto è partito ufficialmente il 16 agosto, con l’inizio dell’anno scolastico, e comprende l’apertura di un sito dedicato e di un concorso nazionale per le scuole.

Le premesse da cui si parte sono per esempio che ogni bambino ha bisogno di almeno 60’ al giorno di attività fisica, che più del 60% dei bambini tra i 10 e i 12 anni vive a meno di 2 km dalla propria scuola, oppure che il 44% dei dirigenti scolastici sostiene che i genitori che accompagnano a scuola in auto i propri figli sono la principale causa di incidente stradale nei pressi delle scuole, a discapito proprio degli alunni! Andare a scuola in bici migliorerebbe la condizione di salute di bambini, genitori e personale scolastico. Anche altri aspetti avrebbero giovamento, per esempio la capacità di concentrazione aumenterebbe, l’ambiente scolastico sarebbe più salutare e sicuro, l’indipendenza e la fiducia in sé stessi dei bambini si rafforzerebbe, andare a scuola in bici in gruppo sarebbe vissuta come un’esperienza divertente con conseguenze positive anche sull’ambiente scolastico. 

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Come detto il progetto è partito con il lancio del nuovo sito https://cykelvanligskola.se/ che, oltre a contenere informazioni generali e materiale per la promozione, include una sezione chiamata “Cassetta degli attrezzi” che sarebbe metaforicamente un contenitore pieno di strumenti per aiutare le regioni, i comuni, i dirigenti, il personale scolastico e i genitori a lavorare per migliorare la/le propria/e scuola/e da un punto di vista della mobilità ciclistica. Questa “cassetta” contiene per esempio progetti già esistenti e che hanno dato buoni frutti; quindi il senso è quello di dare fonte di ispirazione e idee a chi vuole far partire un progetto nella propria scuola (o nel proprio comune).

Per esempio un insegnante può trovare materiale didattico o ispirazione su come inserire la ciclabilità nell’insegnamento della propria materia. Il personale scolastico può trovare consigli su come migliorare la comunicazione con le famiglie riguardo progetti di ciclabilità o idee su attività da organizzare durante l’anno scolastico. Un dirigente può invece prendere spunto su come promuovere l’uso della bici tra il personale scolastico. L’ufficio tecnico di un comune può trovare idee su come fare e attuare un piano d’azione per migliorare la sicurezza stradale nei pressi delle scuole, ma anche idee per attuare progetti più grandi come quello della Barntrafikskolan di Helsinborg di cui vi ho già parlato (http://www.fiabtigullio.it/j3/component/k2/item/123-barntrafikskolan-educazione-stradale-per-bambini-il-nuovo-articolo-dalla-nostra-inviata). Un genitore può trovare spunti su come insegnare la sicurezza stradale ai propri figli giocando e divertendosi oppure informazioni e suggerimenti su come far partire un progetto di bicibus nella scuola dei propri figli.

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Cykelvänlig Skola è anche un concorso, al quale possono partecipare tutte le scuole sul territorio svedese: ogni scuola, dopo aver nominato un referente (che può essere un genitore, un dirigente, un insegnante…), procede con la registrazione online. Durante la registrazione verrà chiesto di spuntare una lista di criteri che descrivono quanto la scuola, al momento dell’iscrizione, sia “cykelvänlig” (ovvero a misura di bicicletta). Il passo successivo è quello di creare un piano d’azione concreto, anche con l’aiuto della suddetta “Cassetta degli attrezzi”, per migliorare le condizioni di ciclabilità della scuola. I passi avanti e quindi i nuovi criteri raggiunti si possono poi documentare entro una data termine, dopo la quale verranno assegnati il premio per la scuola più a misura di bici e quello per la scuola che ha dimostrato più coinvolgimento e creatività nel progetto. Svenska Cyklestäder offre anche la possibilità di supporto gratuito a tutte le scuole che partecipano al concorso, per esempio aiutando le scuole che vogliono iniziare un dialogo con l’ufficio tecnico del comune per modificare la circolazione nella zona antistante la scuola, oppure dando materiale informativo da distribuire o idee per sviluppare attività ludico-didattiche collegate al progetto.   

I criteri di cui scrivevo prima sono stati divisi in 5 livelli (da 1 a 5 stelle). Ogni scuola deve soddisfare almeno 6 criteri (su 10 o 11 totali per ogni livello) per poter passare al livello successivo. Vi mostro nella foto qui sotto i criteri dei primi due livelli, 1 e 2 stelle. 

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 Per il primo livello ci sono per esempio i seguenti criteri:

  • La scuola partecipa al concorso e mostra un interesse a promuovere la ciclabilità.
  • Presenza di piste ciclabili e/o zone 30  che conducono alla scuola.
  • Presenza di ciclo-posteggi nei pressi della scuola.
  • La scuola ha l’ambizione di aumentare il numero di alunni che vanno a scuola in bici.
  • La scuola ha l’ambizione di aumentare il numero di dipendenti che vanno a scuola in bici.
  • La scuola ha aperto un dialogo con l’ufficio tecnico del comune (o chi di competenza) per migliorare la situazione del traffico nei pressi della scuola.
  • La scuola informa attivamente sui benefici e incoraggia genitori e famiglie a optare per una mobilità attiva e sostenibile, informa le famiglie e i genitori su quali attrezzature siano necessarie agli alunni per raggiungere la scuola pedalando in piena sicurezza (casco, luci, giubbini ad alta visibilità…).
  • Presenza di almeno una pompa per gonfiare le gomme. La pompa deve essere di facile utilizzo e deve essere ben segnalata così che chi ne avesse bisogno la possa trovare facilmente.
  • Presenza di almeno un referente nella scuola (genitore, insegnante, alunno…) che sia responsabile delle comunicazioni riguardanti la ciclabilità o la promozione del progetto.
  • Possibilità, per alunni e personale, di riporre il proprio caschetto in un posto adeguato e sicuro durante tutto l’orario scolastico.
  • Non ci sono regole della scuola che impediscono agli alunni di raggiungere la scuola in bici, per esempio in base all’età o all’anno scolastico. 

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 La foto qui sopra invece vi mostra i criteri per raggiungere il livello più alto, 5 stelle:

  • Presenza di ciclo-posteggi che diano la possibilità di legare il telaio della bici, anche di diversi tipi di bici, per esempio di diverse dimensioni. Il ciclo-posteggio è sicuro, illuminato e senza angoli nascosti. Il numero di posti soddisfa la necessità di posti bici, si trova a meno di un minuto a piedi dalla scuola e non c’è bisogno di attraversare una strada trafficata tra il ciclo-posteggio e la scuola.
  • La scuola possiede biciclette speciali e attrezzature che permettono il trasporto di materiale, attrezzatura o addirittura alunni (per esempio cargo-bike, carrellini, bici pieghevoli…). Le bici sono in buono stato e durante il periodo invernale sono fornite di gomme adatte.
  • La scuola partecipa al concorso Cykelvänlig arbetsplats**** per migliorare le condizioni di ciclabilità per il personale.
  • La scuola organizza almeno due eventi all’anno per promuovere la mobilità attiva e sostenibile.
  • E’ previsto l’inserimento di laboratori di manutenzione della propria bici per gli alunni durante l’orario scolastico.
  • Almeno un’attività legata alla ciclabilità viene seguita e valutata in base agli effetti conseguiti in relazione agli obbiettivi preposti. La valutazione viene poi utilizzata per migliorare il lavoro di promozione e informazione e raggiungere più e/o maggiori obiettivi in futuro.
  • Il personale dirigente raggiunge la scuola a piedi o in bici il più possibile e si muove a piedi o in bici anche per spostamenti di lavoro quando possibile.
  • La scuola ha effettuato uno studio sull’ambiente esterno nei pressi della scuola per quanto riguarda la sicurezza. Dopo aver effettuato lo studio sono stati pianificati degli interventi per migliorare le condizioni di sicurezza.
  • La scuola ha degli obiettivi concreti che riguardano la mobilità attiva e sostenibile, per esempio aumentare la percentuale di alunni che raggiungono la scuola in bici. Gli obiettivi sono seguiti e i miglioramenti monitorati, così da poter porre dei nuovi obiettivi.
  • La scuola possiede un budget annuale da investire in attività e progetti legati alla mobilità attiva e sostenibile.
  • C’è una pompa compressore che rende il gonfiaggio delle gomme semplice ed efficace. La pompa deve essere visibile e facile da utilizzare, con chiare istruzioni per tutti.

Il progetto è appena partito e quindi non so dirvi quante scuole parteciperanno al concorso quest’anno, ma mi terrò sicuramente aggiornata e magari più avanti vi racconterò come sarà andata. Personalmente mi sembra un progetto ambizioso e molto importante, spero vivamente che dia dei buoni risultati! Attualmente sto studiando proprio per diventare insegnante qui in Svezia e se tutto va bene fra un paio d’anni potrò anche io partecipare al concorso e contribuire come insegnate della mia futura scuola a una maggiore mobilità attiva e sostenibile! Almeno lo spero! :-)

Grazie per il tempo che dedicate alla lettura dei miei articoli… e se non li aveste ancora letti tutti, li trovate qui (http://www.fiabtigullio.it/j3/component/k2/itemlist/user/803-violadecarlo).

Sempre sui pedali, Viola.

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* Svenska Cykelstäder è un'associazione di comuni e regioni che lavorano intenzionalmente per una maggiore e più sicura mobilità ciclistica. I membri regolari sono 35 comuni svedesi e 6 regioni che vogliono rendere il ciclismo quotidiano più attraente.

****Svensk Cykling è un’organizzazione di settore per rivenditori, produttori e importatori di biciclette. Uno dei suoi scopi è di lavorare sulla formazione dell’opinione pubblica per spingere più persone possibili a pedalare più spesso.

*** Cykelfrämjandet, nata nel 1934, è il corrispettivo della FIAB italiana in Svezia.

****Cykelvänlig arbetsplats è un tipo di iniziativa che diversi comuni e regioni intraprendono ogni anno. Probabilmente sarà argomento per un mio prossimo articolo, ma brevemente si tratta di solito di concorsi dove aziende pubbliche e private gareggiano per vincere il premio di “Luogo di lavoro a misura di biciletta”.

 

Ormai siamo in estate e allora ho pensato di dedicare questo articolo alla modalità di viaggio bici+treno qui in Svezia. E per cominciare vi svelo già che purtroppo ci sono molti problemi a riguardo e che paesi come Olanda, Germania e Danimarca sono molto molto più avanti!

La brutta notizia è che sui treni gestiti dalla compagnia statale SJ, che gestisce per esempio il traffico di treni intercity, alta velocità e treni notte, non sono ammesse le bici, se non smontate e portate in apposita valigia. La buona notizia è che invece il trasporto bici è possibile sulla gran parte dei treni regionali, che però sono gestiti da diverse compagnie nelle diverse regioni, e quindi anche le regole possono essere differenti.

Cykelfrämjandet, l’associazione svedese che corrisponde a FIAB, ha fin dai primi anni (è nata nel 1934) puntato sul trasporto bici in treno e ha spesso portato avanti campagne a riguardo, ma a quanto pare con limitato successo. “In altri paesi europei si è compresa di più la potenzialità di questo tipo di trasporto, flessibile ed ecologico”, ha dichiarato la vicepresidente dell’associazione in un’intervista dedicata a questa tematica.

Le ragioni per cui SJ non ha ancora cambiato politica a riguardo sarebbero legate a questioni di puntualità, accessibilità e sicurezza. A me personalmente sembrano scuse comode per non affrontare il problema, visto che in altri paesi ci si riesce! Un altro motivo sarebbe che, secondo indagini di mercato svolte dalla compagnia ferroviaria, la domanda per questo tipo di servizio sarebbe minima in confronto alle richieste in continuo aumento di posti passeggero. Questo però non trova conferma in quello che nel 2008 è venuto fuori da un sondaggio condotto da Banverket*: il 92% degli intervistati riteneva che dovesse essere consentito il trasporto bici su tutti i treni. Da un altro sondaggio, effettuato da Svensk Cykling** nel 2017, è emerso che il 42% degli intervistati utilizzerebbe maggiormente la bici se il trasporto su treno fosse migliore.

La speranza di Cykelfrämjandet è che le direttive europee siano lo sprint iniziale per cambiare finalmente le cose, non solo in Svezia ma in tutta Europa. Secondo ECF***, infatti, il 53% dei collegamenti ferroviari più veloci tra le principali città europee non ammette bici a bordo. Nell’autunno 2020, dopo una lunga campagna di ECF, il parlamento europeo ha votato a favore della proposta di introdurre un minimo obbligatorio di 4 spazi bici su tutti i treni nuovi o rinnovati. E’ stata una conquista per ECF, che però aveva richiesto un minimo di 8 posti e che vorrebbe vedere esteso l’obbligo a tutti i treni. In ogni caso è un grande primo passo avanti!

Nel primo numero del 2021 di Cykling (la rivista che i soci di Cykelfrämjandet ricevono) è uscito un articolo che racconta un’iniziativa personale di una donna con disabilità che, per attirare l’opinione pubblica sulla questione, ha viaggiato da Stoccolma a Sollefteå sul suo triciclo elettrico (circa 500 km, in due settimane) perché anche questo tipo di mezzo, essenziale per alcune persone, non è ammesso sui treni SJ. L’”eroina”, che si chiama Hélène Gladsaxe, auspica una lotta comune per costringere SJ a cambiare le sue politiche per il trasporto a bordo sia di biciclette che di mezzi elettrici come il suo.

Ma come vi avevo anticipato, si possono comunque trasportare le bici sulla maggioranza dei treni regionali! Grazie al lavoro della sede locale di Lund dell’associazione Naturskyddsförening****, sono state create delle mappe specifiche delle tratte ferroviarie che ora vi mostro. La prima, a sinistra, raffigura la Svezia settentrionale, la seconda, a destra, la Svezia centro-meridionale.

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Le linee verdi indicano le tratte dove la bici è ammessa, mentre le rosse quelle dove non è consentita. Inoltre dallo spessore delle linee verdi si può capire la frequenza del servizio (linea più spessa=traffico molto frequente). Però osservando le cartine è evidente che sia complicato o impossibile raggiungere alcune zone con questa modalità di viaggio.

Ci sono poi alcuni aspetti negativi da valutare: per esempio è molto complicato fare viaggi di lunga distanza con questa modalità (e la Svezia è lunga ben 1572 km!), sia per il tempo impiegato utilizzando solo trasporti regionali, sia perché si tratterebbe di cambiare molti treni e magari dover transitare in zone dove il trasporto bici non è ammesso comunque. Le regole per il trasporto bici, inoltre, variano da regione a regione: per esempio il numero di bici ammesse varia da 2 a 6, il trasporto può essere gratuito, come costare 20, 30 o 60 kr (circa 2, 3 e 6 €) o come un biglietto bambino (metà prezzo di un biglietto adulto). La foto di copertina l'ho fatta per esempio su un Krösatåg, treno regionale della regione Småland, su cui ci sono solo 2 posti bici.

Io vivo in Scania (la punta sud della Svezia), dove il trasporto bici è ammesso (e gratuito, da circa un anno) sia sui regionali Pågatåg (vedi immagine a sinistra) che sui treni Öresundståg (vedi immagine a destra) che collegano la Svezia alla Danimarca. Ho viaggiato spesso con questa modalità, sia per escursioni giornaliere in regione, che per ciclovacanze nelle regioni limitrofe. Più avanti vi racconterò certamente qualcuno di questi viaggi! :-)

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In linea di massima non ho mai avuto grossi problemi, però su alcune tratte più trafficate può essere più complicato riuscire a viaggiare con la bici. Per esempio sui regionali in Scania (treni Pågatåg) il trasporto bici è ammesso per un massimo di 6 bici, ma nella stessa vettura dedicata alle bici ci sono anche i posti riservati ai passeggini, ai passeggeri con cane, agli anziani, alle donne incinte e ai passeggeri con bagagli ingombranti. Questo significa che lo spazio per le bici può essere veramente risicato e che non sempre si riescano a mettere 6 biciclette. Mi è capitato di viaggiare con altri cicloturisti su una tratta molto frequentata d’estate, perché porta a località di mare molto visitate: a inizio corsa eravamo 6, ma dopo alcune fermate eravamo una quindicina e le bici ormai occupavano tutto lo spazio del vagone. Questo però, oltre che a impedire il passaggio e causare problemi di sicurezza e accessibilità, mette anche in cattiva luce il trasporto bici agli occhi degli altri viaggiatori e del personale ferroviario.

L’intermodalità bici+treno è veramente una soluzione di trasporto agile, flessibile ed ecologica che dovrebbe essere vista come un obiettivo comune da tutti. Il lavoro che ECF e tutte le altre associazioni (o anche i singoli privati come l’attivista Hélène Gladsaxe) portano avanti è importantissimo, non solo per chi come me vuole viaggiare in treno con la bici. Questo tipo di intermodalità porterebbe benefici a tutta la società, con effetti positivi sulla salute, sull’ambiente e sull’economia. Ecco quindi un buon motivo per sostenere le associazioni come FIAB!

Grazie per l’attenzione che mi avete donato! Se non avete ancora letto i miei precedenti articoli, li trovate qui.

Sempre sui pedali, Viola.

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Note:

*Banverket è stata fino al 2010 l’autorità statale amministrativa delle ferrovie svedesi. Dal 2010 è stata poi formata Trafikverket, che si occupa della gestione di tutti i trasporti sul territorio svedese.

**Svensk Cykling è un’organizzazione di settore per rivenditori, produttori e importatori di biciclette. Uno dei suoi scopi è di lavorare sulla formazione dell’opinione pubblica per spingere più persone possibili a pedalare più spesso.

***ECF: European Cyclists’ Federation, di cui sia FIAB che Cykelfrämjandet fanno parte

**** Naturskyddsförening è la maggiore associazione ambientalista di Svezia, nata nel 1909

 

A Helsingborg (nel sud della Svezia) c'è un meraviglioso spazio didattico destinato ai bambini per insegnare loro come muoversi in bici e a piedi in città rispettando le regole del codice stradale e gli altri utenti.

Si tratta di una cittadina in miniatura, Fredriksstad, dove i bambini possono circolare a piedi e in bici liberamente e in piena sicurezza. La piccola città è attrezzata di tutto il necessario: strade, segnaletica, attraversamenti pedonali, semafori, passaggio a livello, fermata del bus, piccoli caseggiati (utilizzati come magazzini per le biciclette e i caschi), incroci e rotonde.

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Questo spazio ha una lunga storia ed esiste dal 1955. Era stato creato in occasione della grande esposizione di architettura H55. Nel 1958 è stato spostato nella sua attuale posizione, in una zona abbastanza vicina al centro di Helsingborg vicino al parco Fredriksdal. Fino al 2010 le attività, prevalentemente estive, venivano gestite da un'associazione di volontari. Dal 2012 è il comune che si occupa della gestione e del supporto didattico alle scuole.

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Il Laboratorio ambientale, creato dal comune, supporta tutte le scuole sul territorio comunale (comunali e private) nelle varie attività didattiche sul tema ambiente. Il personale si occupa anche di aiutare gli insegnanti a gestire le classi durante le attività svolte all’interno di questo spazio. Tutte le scuole e gli asili del comune possono utilizzare lo spazio didattico anche in autonomia.

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Lo spazio didattico è aperto poi anche al pubblico negli orari non scolastici, quindi gruppi e famiglie possono sfruttarlo per insegnare ai più piccoli a pedalare in sicurezza.

Per le classi equivalenti alla prima elementare il Laboratorio ambientale organizza gratuitamente un programma specifico denominato “In tutta sicurezza”. Il programma è diviso in due parti, una dedicata all'utilizzo dell'energia elettrica in sicurezza, e l'altra ovviamente alla sicurezza stradale che prevede una lezione di 75 minuti:

Correlato a questo è nato il progetto “Portami a scuola” destinato sempre alle prime classi, per stimolare i bambini e i genitori ad andare a scuola a piedi o in bici. Il progetto nasce per migliorare la sicurezza stradale e gli ambienti intorno alle scuole ed è anche un modo per far capire ai bambini come possono influenzare positivamente il traffico e l'ambiente circostante con le loro singole azioni.

Un altro progetto del Laboratorio ambientale è la scuola estiva destinata alla fascia di età 5-8 anni. Si organizzano corsi di una settimana durante le vacanze estive, completamente gratuiti: i bambini vengono divisi in gruppi e imparano a muoversi in città ma in un ambiente completamente sicuro!

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Lo stesso Laboratorio ambientale tra i diversi programmi e progetti che segue (ne cito alcuni: “Voglia di coltivare”, “Rifiuti che ritornano”, “Il bosco dei bambini”, “L'importanza dell'acqua”, “Aria fresca”, “Viaggia con intelligenza” e tanti altri), ne destina uno alle quinte elementari denominato “Patente per bici”, dove i bambini imparano a pedalare questa volta nel vero traffico cittadino.

Per i più curiosi c’è la possibilità di vedere un breve video (in svedese ovviamente, ma le immagini sono comunque eloquenti) qui!

Sarebbe bello poter vedere luoghi simili anche in Italia, e nello specifico nel nostro Tigullio. Sono sicura che, se ci fossero spazi del genere, sarebbero utilizzati non solo dalle scuole, ma anche dalle famiglie! L’idea di insegnare ai propri figli ad andare in bici in mezzo al traffico credo che spaventi molti genitori, che magari la rimandano di qualche tempo proprio per questo motivo. Cittadine come Rapallo e Chiavari, dove la manifestazione Bimbimbici ha sempre riscosso successo, avrebbero bisogno di uno spazio del genere. Potrebbe essere un modo per spingere verso una maggiore mobilità sostenibile in città, a partire dalle famiglie. Non mi dimentico di Sestri Levante, che anche se più ricca di piste ciclabili, potrebbe puntare su un progetto del genere, per esempio all’interno del parco Mandela.

Grazie per aver seguito la mia rubrica! Se non avete ancora letto il precedente articolo, lo trovate qui

Sempre sui pedali, Viola.

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